Operaclick
Verdi: I Masnadieri, Philharmonie Filderstadt, Herbstliche Musiktage Bad Urach, 23.10. 2005
I Masnadieri
La serata che ha concluso la 25a edizione degli Herbstliche Musiktage di Bad Urach è stata molto ricca di emozione. Non si è pensato tanto alla rara occasione di ascoltare quest'opera, ma tutti sono stati immediatamente conquistati dalla musica. La musica di Verdi è teatro anceh nella sala da concerto, fin dal canto accorato del violoncello nel preludio, alle cavatine che si susseguono sempre diverse, dai cori canaglieschi ai recitativi possenti: Verdi appare "nel suo verace aspetto": anche chi non ha mai sentito una nota di quest'opera lo riconosce ed è pronto a farsi travolgere dall'emozione.

La cifra verdiana è venuta fuori anzi tutto con la direzione di Roberto Paternostro, italiano più di nome che nella realtà, ma molto italiano nella sensibilità musicale: alla testa della Wuerttenbergische Philpharmonie di Reutlingen, ha trovato le sonorità giuste, la giusta "pulsazione" e ha reso il loro diritto alle voci. Elisabeth Wachutka ha trovato suoni soavi per un'Amalia di paradiso, il giovane baritono Andriy Maslakov ha mostrato buone intenzioni di interprete, che saranno più evidenti se la voce maturando si scurirà e si arricchirà di colori. Franz Hawlata, timbro scuro e grande legato, evoca le suggestioni arcaiche del canto del vecchio Massimiliano. Ma su tutti splende il Carlo scuro e tormentato di Jonas Kaufmann, autentico artista verdiano: si direbbe che abbia interpretato tanto volte il personaggio sulla scena (invece, questo era il suo debutto, e chi sa mai se e quando...), tanto è "dentro" quello che canta, alternando acuti lucenti come lame a mezzevoci che commuovono profondamente. Ancora una volta è dimostrato che l'esperienza del Lied e dell'opera non si contrappongono ma si completano.

Buona voce e buona interpretazione di Reto R. Rosin (Arminio) e validi anche Erik Frithjof (Rolla) e Janek Janiszewski (Moser, questa sorta di studio per l'Inquisitore).

Tanti tanti applausi alla fine - peccato solo che la sala non fosse tutta piena: peggio per chi non c'era - applausi per gli interpreti e per Verdi, calda manifestazione della gioia per l'emozione che gli uni e l'altro ci hanno procurato. E di questa emozione fa parte un po' di orgoglio di essere italiani e di essere tedeschi e, nella sintesi di due geni, di riconoscerci europei.






 
 
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